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Festa della famiglia: "E' qui che si è casa"

Per la Chiesa ambrosiana, domenica 29 gennaio prossimo sarà la Festa della famiglia.

“Famiglia” un sostantivo che è risuonato spesso lo scorso anno allorquando il Governo Renzi si accingeva ad approvare la tanto vituperata legge sulle Unioni civili, detta anche legge Cirinnà.

La famiglia minacciata, la famiglia sminuita, la famiglia messa all’angolo. La legge Cirinnà uguale alla tomba della famiglia.

La famiglia esiste ancora?

La famiglia è in affanno, lo si dice dacchè la nostra è diventata (citando il sociologo Bauman di recente scomparso) la “società liquida”.

“Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame"” (Z. Bauman in una intervista a La Repubblica del 2012).

Oggi non ci si sposa più. Si convive perché “si prova”. Se va, bene, altrimenti ognuno a casa propria senza avvocati e alimenti da pagare.

La famiglia è un onere, una responsabilità che le nuove generazioni fanno fatica ad assumere. Spesso, quando incontro i “miei bambini del catechismo” e ci fermiamo a chiacchierare, alla domanda: “Ti sposi?” mi guardano strabuzzando gli occhi! Ops, sorry!

Chi vi scrive non ha alcuna qualifica per dissertare di famiglia o commentare le scelte altrui.

Premetto che apprezzo e ritengo un gesto di civiltà, l’approvazione della Legge Cirinnà soprattutto per dare dignità all’amore omosessuale. Che è amore!

Non ho l’impressione che tale legge abbia tolto qualcosa alla famiglia. È la famiglia che si è sfaldata ancora prima di un decreto legislativo.

Eppure noi tutti veniamo da una famiglia, più o meno grande, allargata; magari un po’ “dispersa” nei vari angoli della terra. Magari un po’ ammaccata, sofferente, ma “vivente”.

Credo che dentro ciascuno di noi, risieda un “bisogno di famiglia”.

Perché è in quel nucleo formato da un uomo e da una donna con uno o più figli, dai nonni, dagli zii, dalle schiere chiassose di cugini, che ci si sente “a casa”, che si è “casa”. È dentro le mura che ospitano una famiglia, che ci si sente persona, si trovano braccia tese, spalle su cui posare il capo, sorrisi, conforto. È dentro questa cellula che si sperimentano ogni ora del giorno, la misericordia e la pazienza. è lì che ognuno di noi si sente se stesso, toglie la maschera, si “lascia andare”. E, cosa più importante, viene accolto per ciò che è così come è. È lì che si sperimenta ogni giorno “la convivenza nella divergenza”: caratteri, personalità, opinioni diverse che sono motivo di scontro ma anche di incontro e di crescita. È lì che l’unione “rende forti”.

Certo non è sempre facile; si fanno errori “di valutazione”, si cade, si sperimentano anche solitudine e incomprensione. Nei casi estremi le differenze ci allontanano per sempre.

È doloroso. Ciò non ci esime, però, dal tentare fino all’ultimo di “essere casa”.

Grazie a quanti di Voi nonostante le fatiche e le difficoltà, sono il simbolo “della casa”, grazie di cuore; un abbraccio tenero e forte per chi, nella “casa” ha trovato crepe così profonde che ne hanno causato l’abbandono; grazie a chi, per vocazione, con gratuità, rispetto, discrezione, ascolto, si adopra per mantenere salde le fondamenta delle case”.

"L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina (ndr la moglie)) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni". (cit. Z. Bauman, intervista di cui sopra).

Buona festa.

Monica Grassi