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Cap Holding, tra le sfide del territorio il cambiamento climatico

Innovazione, ricerca e sviluppo: su questi tre cardini il gruppo Cap fonda il proprio operato guardando al futuro. In questa prospettiva rientra il nuovo centro di ricerca all'Idroscalo, «uno spazio molto grande con laboratori aziendali che diventerà un hub di ricerca e sviluppo» spiega Matteo Colle, responsabile relazioni esterne e CSR. Non solo, «il nuovo centro ospiterà progetti di ricerca che gruppo Cap realizza in partnership e sarà, inoltre, uno spazio di incubazione per start-up nel settore idrico-ambientale».

L'obiettivo di Cap nei prossimi anni è di trasformare i 61 depuratori in bioraffinerie, «luoghi dove l'attività e il processo di depurazione ti consente di recuperare tutto, anche i fanghi di depurazione che sono ricchi di materia organica e già nel depuratore di Bresso vengono trasformati in biometano: il metano può essere usato per l'autotrazione, in agricoltura e per le vigne. Il destino ultimo del fango, dopo averlo sfruttato, è poi la valorizzazione termica, mentre dalle ceneri si può trarre il fosforo». Il depuratore di Pero è tra i più grandi di Cap Holding ed è stato inserito in un piano di innovazione del servizio idrico finanziato da Regione Lombardia (4,5 milioni su 9): «Tutti i sindaci della città metropolitana ci credono molto». 

Per quanto riguarda invece l'acqua potabile, interessanti i dati su quanto i cittadini il territorio sta risparmio grazie all'erogazione dell'acqua tramite le casette: in un anno vengono erogati circa 29milioni e 566mila e 725 litri d'acqua, consentendo di risparmiare oltre 26milioni di bottiglie da 1,5 litri, oltre 1 milione di plastica, più di 2milioni di kg di Co2 e 2.619 tir.  

Tutti i comuni inoltre hanno l'obiettivo del contrasto del cambiamento climatico «che ci sta ponendo davanti a due temi importanti: per primo, l'acqua potabile potrebbe essere sempre meno o sempre più difficile da trovare buona, e in secondo luogo i fenomeni climatici estremi che imperversano sul territorio. Abbiamo il problema che le grandi quantità d'acqua che si rovesciano non trovano terreno drenante - ha sottolineato Matteo Colle -. La soluzione non può essere solo di mettere le pompe nei sottopassi, ma pensare a interventi più strutturali». In questa ottica, Cap promuove una legge che impone ai costruttori di tenere conto del piano idrologico: «I comuni dovrebbero dare autorizzazioni ai costruttori sulla base del bilancio idrologico. Il gruppo Cap sta definendo tra l'altro un quadro di convenzioni per fornire gratuitamente ai comuni questo servizio».

Facendo il punto della situazione, Colle ricorda infine che è operativo il Water Safety Plan: «In Italia siamo stati i primi a lavorarci e l'Istituto della Sanità ha detto che può essere assunto come modello di riferimento in Italia. Se prima l'approccio era retrospettivo basato sulla sorveglianza, oggi è basato sulla prevenzione e il controllo. Il nuovo approccio integrato e trasversale coinvolge i miglieri esperti del settore».

(Manuela Zoni)