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La Lombardia? La "camera di controllo" della 'ndrangheta

La Lombardia? È una vera "camera di controllo" della 'ndrangheta "collegata con la casa madre reggina e funzionalmente sovraordinata ai locali presenti nella zona": questo si legge nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia riferita al secondo semestre del 2017 e che, pubblicata ieri, fa il punto della situazione analizzando nel dettaglio il "caso Lombardia". La relazione rpende in eame anche i Comuni che risultano essere maggiormente pervasi dalla presenza della criminalità.  

"In Lombardia, la ‘ndrangheta manifesta la sua presenza senza ricorrere necessariamente ad un “palese” controllo del territorio e all’intimidazione, ma preferendo avvicinare soggetti “strategici”, quali imprenditori o amministratori pubblici, disposti a “scendere a patti” per un proprio tornaconto, economico o elettorale - si legge nella relazione -. Permangono, tuttavia, all’interno delle compagini attive sul territorio, elementi portatori di una cultura arretrata e di metodi violenti, che risultano comunque necessari – per quanto sporadici – per imporre la più ampia strategia di espansione mafiosa. La ‘ndrangheta opera nella regione con una struttura di riferimento denominata “la Lombardia”, una vera e propria “camera di controllo” collegata con la “casa madre” reggina e funzionalmente sovraordinata ai locali presenti nella zona, che gli esiti giudiziari degli ultimi anni collocano a Bollate, Cormano, Milano, Pavia, Corsico, Mariano Comense, Seregno-Giussano, Desio, Rho, Pioltello, Legnano, Erba, Bresso, Limbiate, Canzo e Solaro, Fino Mornasco, Cermenate e Calolziocorte".

"La già citata operazione “Mandamento Jonico”, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, ha dato un’ulteriore conferma di questa estesa articolazione territoriale - prosegue la relazione -. Una presenza confermata anche dalle indagini dirette, nel semestre, dalla magistratura lombarda, che hanno fatto luce sull’operatività di soggetti contigui alla ‘ndrangheta crotonese nelle province di Mantova e Cremona, nonché in quelle di Milano, Como e Monza Brianza. Ci si riferisce, nello specifico, ad una vasta operazione di polizia, eseguita il 26 settembre dall’Arma dei carabinieri, che assomma tre contesti investigativi convergenti: si tratta delle operazioni “Ignoto 23” e “Dedalo”, coordinate dalla DDA di Milano, mentre la terza è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza. Tali attività d’indagine danno conto dei principali settori illeciti tradizionalmente infiltrati dalle cosche calabresi. Più nel dettaglio, nell’ambito dell’indagine “Ignoto 23” sono stati indagati 13 soggetti per associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni aggravate e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso, in quanto ritenuti al vertice del locale di Limbiate (MB) ed in stretta correlazione con il locale di Mariano Comense (CO). La cittadina di Cantù (CO) è stata anche teatro di una serie di eclatanti atti criminali, quali gambizzazioni, spari con armi da fuoco in pieno centro abitato e lanci di bottiglie incendiarie. Nel corso delle investigazioni è emerso, ancora, lo stretto legame tra uno degli affiliati del locale di Mariano Comense ed un affermato imprenditore edile (originario di Melito di Porto Salvo (RC), anch’egli indagato), titolare di numerose società e uomo d’affari capace di muoversi agevolmente tra il mondo dell’economia, dell’imprenditoria, della politica e della criminalità organizzata. Altri 7 soggetti, prevalentemente originari di San Luca (RC) ed attivi tra le province di Milano, Como e Monza Brianza, sono stati, invece, tratti in arresto nell’ambito del filone investigativo “Dedalo”. Dovranno rispondere, quali referenti del locale di Mariano Comense, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, in quanto in grado di movimentare ingenti quantitativi di cocaina, anche nell’ordine di 50 chilogrammi per carico. In ultimo, con il terzo filone investigativo, coordinato dalla Procura della Repubblica di Monza, sono stati arrestati 5 soggetti (altri 7 denunciati in stato di libertà), indiziati, a vario titolo, di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, abuso di ufficio e favoreggiamento personale. Le indagini hanno evidenziato contatti tra l’imprenditore emerso nell’indagine “Ignoto 23” ed esponenti dell’Amministrazione comunale di Seregno (MB). Conseguentemente, il Prefetto della Provincia di Monza Brianza, ai sensi dell’art. 143 TUOEL, ha istituito una Commissione d’accesso per verificare la sussistenza di infiltrazioni mafiose nel Comune brianzolo. Le province di Mantova e Cremona sono state segnate anche dall’influenza dei cutresi GRANDE ARACRI, come emerso nell’ambito della già segnalata operazione “Aemilia 1992”, del mese di ottobre. Il successivo mese di novembre, l’operazione “San Lorenzo”, nel coinvolgere diversi affiliati alla cosca reggina DE STEFANO-TEGANO, ha portato all’arresto, tra gli altri, di un imprenditore bergamasco operante nel settore ortofrutticolo che si sarebbe avvalso di due ‘ndranghetisti per riscuotere un ingente credito vantato nei confronti di un’azienda di Firenze, dichiarata fallita. Il clan BARBARO-PAPALIA di Platì (RC) risulta controllare il locale di Corsico".

"Per quanto concerne l’area di Pioltello (MI), rileva l’arresto, nel mese di novembre, di due soggetti, accusati di aver messo in atto, tra il 2015 e il 2017, pratiche di usura e di estorsione con modalità mafiose. Uno degli arrestati è uno stretto congiunto di un esponente di spicco del locale di Pioltello, detenuto perché condannato per associazione mafiosa a seguito dell’operazione “Infinito”. Sul fronte degli stupefacenti, nell’ambito dell’operazione “Linfa”, tesa ad intercettare la possibile riorganizzazione del locale di Legnano, nel mese di luglio la DIA ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 persone (prevalentemente di origine calabrese), indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al narcotraffico. Oltre al sequestro di ingenti quantitativi di stupefacenti, le indagini hanno consentito di individuare la “base operativa” del gruppo criminale, riconducibile al figlio del reggente della citata struttura “la Lombardia”, quest’ultimo ucciso in un agguato mafioso nel luglio del 2008 a San Vittore Olona (MI). Restando sempre in tema di stupefacenti, una particolare attenzione merita lo scalo aeroportuale di Milano Malpensa che si conferma uno dei canali utilizzato dalle organizzazioni criminali, sia nazionali che straniere, per l’importazione della cocaina dal Sudamerica. Nel mese di ottobre, infatti, nell’ambito dell’operazione “Fireman”, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza hanno eseguito una misura cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma, nei confronti di 19 soggetti, tra i quali 4 addetti al carico-scarico bagagli e un narcotrafficante calabrese, affiliato alle cosche ALVARO di Sinopoli (RC) e PESCE di Rosarno (RC). L’indagine ha preso le mosse dal sequestro di tre carichi di cocaina, per un totale di oltre 120 chilogrammi fatti arrivare, tra il 2014 e il 2015, dalla Repubblica Dominicana al citato aeroporto. Ancora nel mese di ottobre 2017, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Bergamo, su proposta avanzata dal Direttore della DIA, è stato eseguito il sequestro di beni, per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro, a carico di un soggetto residente in provincia di Bergamo, ritenuto contiguo ai BELLOCCO. Nel semestre in esame si sono, infine, concluse, con pesanti condanne, diverse inchieste giudiziarie che negli ultimi anni avevano dato conto della pervasiva operatività della ‘ndrangheta in Lombardia: “Cerberus” (luglio 2008), “Pesci” (gennaio 2015), un ulteriore filone d’indagine della nota inchiesta “Infinito” (gennaio 2016) e “Mar Jonio”  (aprile 2016)".