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Salvatore Borsellino "fermato" mentre a scuola parla di rapporti politica-mafia

È polemica dopo che, un paio di giorni fa, Salvatore Borsellino (fondatore del comitato 19 luglio 1992 e promotore del movimento Agende Rosse), invitato in una scuola di Baranzate per un incontro con gli studenti, è stato interrotto dal preside della stessa scuola mentre stava parlando dei rapporti tra la politica e la mafia. Il fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia con un'autobomba il 19 luglio 1992,  ha subito postato sul proprio profilo Facebook quanto accaduto: "Oggi, durante un incontro in una Scuola Media di Baranzate mentre stavo rispondendo alla domanda di un ragazzo che mi aveva chiesto se ci fossero dei politici collusi con la mafia sono stato bruscamente interrotto dal Preside della stessa scuola con la motivazione che una scuola non si deve parlare di politica - spiega Borsellino -. Nella mia risposta stavo facendo, per rispondere alla domanda, i nomi di Marcello Dell'Utri e Giulio Andreotti. Il primo sta attualmente scontando una pena detentiva per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il secondo, secondo una sentenza della Corte di Appello, poi confermata in Cassazione "con la sua condotta, non senza personale tornaconto," avrebbe "consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi". Per questo reato "commesso fino alla primavera del 1980" i giudici avevano decretato la prescrizione, per il periodo successivo Giulio Andreotti era stato assolto per insufficienza di prove. A questo punto non ho potuto fare altro che interrompere il mio intervento e, dopo avere salutato i ragazzi, lasciare la scuola. Non stavo parlando di politica ma di sentenze della magistratura e non lo avevo fatto di mia iniziativa ma per rispondere ad una domanda di un ragazzo. Ho lasciato l'aula dell'incontro mentre il preside diceva ai ragazzi che non poteva permettere che nella sua scuola si parlasse in tali termini di persone che avevano dato lustro al nostro paese. Voglio sperare che si riferisse soltanto al secondo e non ad entrambi i personaggi, ma, visto che ha usato il plurale, non posso esserne del tutto sicuro..".

Sull'episodio sono interventuti Luigi Piccirillo e Monica Forte, consiglieri regionali del M5S: “Un fatto vergognoso e indegno di un paese civile - è il commento dei due consiglieri regionali  - Togliere la parola a un uomo che ha fatto della cultura antimafia la sua stessa ragione di vita e che porta conoscenza e consapevolezza ai nostri ragazzi nelle scuole è un’azione che non può essere giustificata in alcun modo. Tanto meno con la pretesa di tenere fuori la politica e la cultura antimafia dalle scuole. Il Preside in questione dovrebbe ricordare che esiste una Legge Regionale, la n. 17 - “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità” che prevede di destinare fondi alla scuola proprio per iniziative culturali antimafia. Esattamente quello che fa Salvatore Borsellino, a cui la scuola in questione dovrebbe chiedere urgentemente scusa".